Visualizzazione post con etichetta Fotografie 2016. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fotografie 2016. Mostra tutti i post

lunedì 14 novembre 2016

Il Mare Baltico per gli Estoni

(EE) - Meri meid süödab, meri meid juodab. 
(IT) - Il mare ci nutre, il mare ci disseta. 
(RU) - Море нас кормит и поит. 
(Proverbio dell'Estonia settentrionale) 

Dal Museo all'Aria Aperta (Rocca al Mare, Tallinn, agosto 2016)
Il Mare Baltico visto dal Museo all'Aria Aperta (Rocca al Mare, Tallinn, agosto 2016)
Il mare e Tallinn-centro visti dal distretto di Tallinn-Pirita (agosto 2016)
La penisola di Viimsi ed il Mare Baltico visti dalla Torre della Televisione di Tallinn (agosto 2016)
"Il Mare è mio, tuo, nostro"
"Il Mare è la mia emozione"
"Il Mare è il mio lavoro"
"Il Mare è il mio cibo"
"Il Mare è la mia cultura"
"Il Mare è la mia storia"
"Il Mare è il mio museo"

lunedì 3 ottobre 2016

Il sopravvissuto alla damnatio memoriae

In Estonia la damnatio memoriae nei confronti del precedente periodo storico, che l'aveva vista occupata dall'Unione Sovietica per quasi cinquant'anni, è stata energica. 
Tuttavia qualcosa è sfuggito. Si tratta di un edificio abbandonato, incastonato tra l'aeroporto di Tallinn e l'area del centro commerciale Ülemiste. Sul cornicione del lato sud campeggia la didascalia in Russo СЛАВА КПСС!, mentre a nord si legge in Estone ELAGU NLKP!. Entrambe significano GLORIA AL PCUS!, cioè al Partito Comunista dell'Unione Sovietica. 
Ancora non sono chiare le intenzioni amministrative sul destino di questa costruzione. Non abbiamo capito se sarà demolita, oppure se sarà aggiustata e magari riadattata come museo, oppure se sarà ristrutturata ed inghiottita dalla linea architettonica moderna degli edifici vicini.
Per noi che ci sentiamo veramente liberi da qualunque ideologia estrema, tale costruzione ha rappresentato un'autentica curiosità archeologica del ventesimo secolo e nulla di più.

ELAGU NLKP!
СЛАВА КПСС!
СЛАВА КПСС!

sabato 17 settembre 2016

Il divieto d’accesso cicciottello (väga lihav...)

I segnali stradali sono forse il simbolo massimo della globalizzazione e rappresentano uno dei pochissimi casi in cui gli esseri umani abbiano raggiunto un livello di comunicazione universale, che ha sconfitto qualsiasi distinzione linguistica, religiosa e culturale, riunendo sotto un unico vocabolario tutta l’Europa ed estesi settori del resto del mondo. 
Sotto l’aspetto linguistico e sociale, inoltre, i segnali stradali sono l’inaspettata rivincita dell’ideogramma sull’alfabeto. Una figura geometrica contenente un disegnino o un simbolo, insomma, ha raggiunto una capacità di trasmettere informazioni notevolmente superiore, per immediatezza ed efficacia, a qualsiasi frase o acronimo, con l’ulteriore vantaggio di annullare anche le differenze linguistiche. 
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di simboli intuitivi. Basti ricordare che quelli circolari con contorno rosso esprimono solitamente divieti, quelli triangolari con contorno rosso manifestano un pericolo e quelli circolari con fondo blu prescrivono un obbligo; per il resto è quasi sempre sufficiente osservare la scritta o l’immagine che si trova all’interno per capire la situazione preannunciata dai segnali stessi. Quel cerchio blu con la freccia bianca verso destra, piantato su un palo in prossimità di un incrocio, per esempio, sarà letto “vamos a la derecha” dal turista spagnolo o “’ndémo a destra” dal Vicentino che torna a casa; in ogni caso, comunque, riuscirà a trasmettere in modo preciso e perentorio il messaggio necessario a tutti gli utenti della strada che, se non lo volessero seguire o non capissero, causerebbero certamente un incidente. 
L’Estonia non si sottrae ai più diffusi regolamenti stradali europei, per quanto riguarda la segnaletica stradale verticale. I divieti, i pericoli e tutte le altre indicazioni si capiscono bene in ogni caso. Abbiamo notato, poi, che nelle città sono precisissime e sempre presenti le indicazioni di canalizzazione del traffico prima di un semaforo, mentre nelle strade extraurbane principali, dopo aver passato uno svincolo, c’è sempre l’indicazione di quanti chilometri mancano per le località successive più importanti (messe in ordine decrescente per lontananza), con scritte bianche su cartelli a fondo blu in cartelli che contengono anche il numero della strada nazionale che si sta percorrendo (numero bianco su fondo rosso) e l’eventuale numero dell’itinerario europeo (lettera E e numero, bianchi su fondo verde). 
Le condizioni generali della segnaletica estone sono davvero pregevoli: i segnali sono sempre ben piantati, non sono mai piegati, deturpati o scoloriti. Soprattutto non subiscono l’assalto delle pubblicità (che nelle strade extraurbane è assente), che da noi invece spesso raggiunge addirittura il livello di “illegalità istituzionale”, quando si consentono scritte o sponsorizzazioni all’interno delle rotatorie. 
Nei segnali di indicazione abbiamo notato un rispetto rigoroso della lingua nazionale: per oltre 200 km abbiamo letto continuamente “PETERBURI” (“San Pietroburgo”) lungo la strada statale N°1 che da Tallinn va verso est; altrove abbiamo incontrato le scritte “RIIA” per “Riga” e “PIHKVA” per “Pskov”. Poiché noi amiamo la precisione (ma non la pretendiamo dagli altri, in quanto sappiamo che i malati siamo noi), abbiamo tuttavia notato un’improprietà nella capitale e nei dintorni: i segnali che indicano ai veicoli il porto contengono la scritta “HELSINGI” (versione estone di “Helsinki”), ma riteniamo linguisticamente carenti quelli con “STOCKHOLM” per “Stoccolma”, perché secondo le regole fonetiche estoni la sequenza “ck” si dovrebbe leggere “tsk”. 
Una bella e simpatica peculiarità locale, notata anche in Lettonia, è quello che abbiamo soprannominato “il divieto d’accesso cicciottello”. Oltre al noto segnale di divieto d’accesso standard (cerchio rosso con una specie di grande “meno” bianco all’interno), infatti in Estonia esiste anche una variante allargata e ricurva, in modo che quando viene avvitato sul palo si possa vedere bene da chi si approssima di fronte, ma resti percepibile anche da chi viene dalle strade laterali. Un’idea veramente geniale!

Estratto della segnaletica, dal codice della strada estone.
1/3 - Il segnale cicciottello visto da fronte (foto fatta a Tartu).
2/3 - Il segnale cicciottello visto da destra (foto fatta a Tartu).
2/3 - Il segnale cicciottello visto da sinistra (foto fatta a Tartu).
"Strada statale 1 - Itinerario europeo 20 - San Pietroburgo 338 Km".
"Pskov (Russia) 69 Km. a sinistra e Riga (Lettonia) 215 Km. a destra".
Segnaletica a Rakvere.
Distanze via aria dalla Torre della televisione di Tallinn...
...e panorama verso "Roma"!

giovedì 15 settembre 2016

Le foreste sopravvivono grazie all’assenza di religioni soprannaturali

Come è noto, l’Estonia è un Paese dove le foreste rivestono un ruolo peculiare nel paesaggio e nella vita di tutti i suoi abitanti. Nelle foreste, quasi tutte di proprietà dello Stato, ci si imbatte sempre mentre si percorrono le strade che collegano una città all’altra; molti paesi, addirittura, in un certo senso possono essere descritti come incastonati all’interno delle foreste. Le strade che lambiscono le foreste sono prive di qualsiasi cartello pubblicitario e gli accessi verso le aree più selvagge contengono poche indicazioni, destinate soprattutto ai turisti perché gli Estoni le hanno assimilate già dalla tenera età. Il rispetto verso la natura e la tutela della vegetazione e degli animali si possono definire, senza esagerazione alcuna, come parti integranti del DNA di ogni Estone. 
Il motivo per il quale gli Estoni sono così devoti alle loro foreste scaturisce, secondo noi, dalla prevalente assenza di quelle religioni soprannaturali nate nel Mediterraneo orientale e che da più di due millenni, ormai, condizionano gran parte del mondo: Ebraismo, Cristianesimo ed Islamismo. Nonostante gli sforzi compiuti prima dai medievali Cavalieri dell’Ordine Teutonico e successivamente dalla Russia zarista ortodossa, la popolazione locale del Baltico orientale ha preferito continuare ad indirizzare la propria vita terrena in equilibrio e come parte della natura, invece diffidando di qualsiasi fantasticazione su quello che bisognerebbe fare per prepararsi all’eventuale aldilà. 
Fino a poco più di 150 anni fa, mentre l’uomo ispirato dalle religioni soprannaturali inaugurava l’inizio dell’assalto alla natura perché convinto di essere la mano di Dio sulla Terra, gli Estoni ancora chiamavano se stessi “maarahvas”, ovvero “il popolo della campagna”. La specialità è proprio questa. Se l’uomo ispirato dalla religione soprannaturale arriva a permettersi di usare crescente violenza sulla natura, quello libero da condizionamenti di predicatori vari è più attento al tempo ed alle stagioni, osservatore delle abitudini degli animali ed alla vita delle piante, perché questo è tutto ciò che vede e perché intuisce che l’equilibrio è il fondamento per una buona vita, non la prevalenza di qualcosa su qualcos’altro. L’uomo libero da condizionamenti, dunque, comprende di essere parte di un più ampio contenitore ed impara a fare la sua parte senza disturbare il resto del creato, piuttosto di compiere azioni che conducono alla distruzione di paesaggi, alla crescita dell’inquinamento ed alla premorienza di altri suoi colleghi esseri umani, attraverso aggressioni finalizzate all’accrescimento del proprio Ego rispetto all’Ego di un altro. 
Gli amici di Pille, Kati ed Ivar, possono essere definiti dagli amanti delle catalogazioni religiose come "pagani politeisti" o degli “adoratori della natura”, anche se loro rifiutano qualsiasi etichetta in quanto restrittiva. Nella pratica essi non sono vegetariani (perché per l’uomo sarebbe un atteggiamento innaturale) bensì onnivori, evitano gli sprechi (perché non portano vantaggi a nessuno), evitano gli eccessi (perché quando uno ha più di quello che gli spetta significa che sta togliendo qualcosa ad altri) e soprattutto sono delle persone estremamente tolleranti, tanto nella filosofia quanto nel comportamento, perché chiunque deve essere libero di fare ciò che vuole. Nella vita quotidiana sono persone normalissime e simili a tutte le altre, con la differenza che nell'esprimere qualsiasi opinione essi sottolineano che si tratta appunto di un'opinione e non di un giudizio. Nel caso di approfondite conversazioni su questo tema con interlocutori che la pensano contrariamente da loro, il loro atteggiamento prevalente non è di quelli che vogliono convincerti che loro hanno ragione e tu no, bensì di quelli che ascoltano per apprendere. Nel caso l’interlocutore insista su considerazioni che loro ritengono insensate, al massimo loro possono arrivare a demolire le teorie altrui con un composto sarcasmo, ma senza alzare mai il tono della voce, né tantomeno inveendo. 
I due pranzi a casa di Kati ed Ivar, seguiti da escursioni nella foresta ed al mare ed accompagnati da innumerevoli conversazioni sui temi più svariati, nell’agosto 2016 hanno assunto un profondo significato integrativo al nostro viaggio in Estonia, che così non è rimasto circoscritto alle esperienze visive. Tra l’altro, Kati in Estonia è un personaggio pubblico; pertanto la loro semplicità e la loro spontaneità erano qualità con un valore aggiunto, perché risultanti soprattutto da scelte e non solo dalle essenze delle persone.

Frutti della foresta. Ognuno è libero di servirsi a proprio piacimento e perfino di raccoglierli e portarli via. Ma quelli che non servono è meglio lasciarli lì, per gli altri o per gli animali.
In questo punto della foresta, nella penisola di Viimsi, abbiamo visto i funghi mangerecci arrivare a crescere fino a soli 20 metri in linea d'aria dal mare. Per i funghi vale lo stesso principio che per i frutti della foresta.
Oskar e Birgit nella foresta a ridosso della Palude Viru.
All'interno della foresta. Per ogni albero che eventualmente si taglia, in Estonia, almeno 2 devono essere stati già piantati da qualche altra parte.
Fermata dell'autobus lungo la strada che collega Valga con Tartu (direzione Valga). Si sono usati i materiali della foresta, che nessuno sporca e dove nessuno attacca adesivi, fa scarabocchi o attacca pezzi di carta.
Foresta e fermata dell'autobus, in fondo a destra, lungo la strada che collega Valga con Tartu (direzione Tartu).
Pille ci fa capire che i mirtilli selvatici, a differenza di quelli industriali che si trovano nei supermercati italiani, sono molto più saporiti e lasciano la lingua di colore viola per diverse ore, dopo averli mangiati.
Giardino di Kati e Ivar, dall'interno verso il cancelletto esterno dell'entrata: alberi di mele e di prugne, cespugli di frutti di bosco nel perimetro ed al centro un orto circondato da fiori. Nessun animale domestico, perché, a meno che non si sia allevatori specializzati, secondo loro "gli animali devono rimanere liberi".
Giardino di Kati e Ivar. L'abitazione, non grande ma molto accogliente, è fatta su misura per le loro esigenze e non contiene alcunché di superfluo. Una buona parte della dispensa alimentare è fatta da prodotti elaborati e conservati in casa, nello stretto numero di confezioni che bastano per loro: marmellate, verdure, legumi e funghi in barattolo, confetture ed altre cose del genere.
Ospitati a pranzo da Kati e Ivar (a sinistra). Di fronte, Oskar e Birgit.
Molte abitazioni sono incastonate nella foresta come in questa immagine, che prendiamo come esempio. La fotografia è stata fatta dalla torre della televisione di Tallinn.

martedì 13 settembre 2016

Souvenir de Hapsal

Haapsalu è da diversi secoli una rinomata località marina e termale, frequentata anche dalla famiglia imperiale russa dei Romanov, nota per la sua tranquillità, con tutte quelle graziose casette in legno che arrivano fino al lungomare. 
Nel 1867, durante un soggiorno in questa città, il compositore Pëtr Il'ič Čajkovskij rimase incantato e trasse ispirazione per comporre un ciclo di pezzi per pianoforte chiamati Souvenir de Hapsal; inoltre, mentre egli ascoltava la canzone popolare estone “Cara Maria” (“Kallis Mari”), si estasiò al punto da riutilizzarne la melodia inserendola nella “Sinfonia N°6”. 
L’atmosfera magica di Haapsalu ha coinvolto immediatamente tutti noi ed ha pervaso i nostri animi di un profondo senso di romanticismo. Dopo aver assaporato lo splendore del suo centro storico, ci siamo portati nella zona di Paralepa, verso ovest. La strada passa davanti all’antica stazione ferroviaria, ora fuori servizio e trasformata in museo a cielo aperto, con locomotive e vagoni di altri tempi perfettamente restaurati ed ancora sui binari. Poi si gira a destra e si imbocca la “Ranna tee”, che per poco meno di un chilometro dà l’illusione di inoltrarsi nel cuore di una fitta foresta. Ma all’improvviso tutto finisce in un centro benessere, che si può aggirare agevolmente e, dopo aver parcheggiato l’auto gratuitamente, abbiamo potuto raggiungere una splendida spiaggia libera.

All'interno del Castello Vescovile di Haapsalu.
Lungomare di Haapsalu.
Haapsalu.
Haapsalu.
Haapsalu.
Haapsalu.
"Souvenir de Hapsal" (5 agosto 2016).

domenica 11 settembre 2016

Rakvere ed i piaceri della carne

Rakvere, capoluogo della Contea della Vironia Occidentale (Lääne-Viru maakond), si trova ad un centinaio di chilometri da Tallinn, in direzione Narva. Ricchissima di storia, ben messa, con una notevole piazza divenuta famosa alla fine del 2014 per avere ospitato uno degli alberi di Natale più apprezzati del mondo (>>vedere qui<<) e poco più, erroneamente all'occhio distratto sembra essere una località di secondaria importanza ed un po’ sottostimata rispetto a quanto meriterebbe. 
Invece Rakvere è nota in tutta l’Estonia ed anche nei Paesi limitrofi, perché è diventata sinonimo di “carne”. Un’industria locale, che dà lavoro a circa 7700 persone ed è proprietaria di ben 25 allevamenti di maiali in varie zone dell’Estonia, infatti è diventata leader nazionale indiscussa nel commercio di carne fresca, insaccati, carne affumicata e similari. Il nome “Rakvere” emerge in modo prorompente tutti i giorni in ogni reparto della carne dei supermercati, nelle macellerie e nel linguaggio comune degli Estoni quando prendono accordi per organizzare una grigliata.

Rakvere.
Rakvere.
Rakvere.
Rakvere.

venerdì 9 settembre 2016

La necropoli di Jõelähtme (Jõelähtme kivikirstkalmed)

Jõelähtme si trova a 20 chilometri ad est di Tallinn. Durante gli scavi per l’ampliamento dell'attuale strada di collegamento di Tallinn con Narva, nella prima metà degli anni 1980, in questa località furono scoperte 36 tombe preistoriche risalenti alla tarda età del bronzo, di forma circolare, con le bare di pietra calcarea rivolte verso nordest. Gli oggetti ritrovati sono stati sistemati in esposizione nel piccolo museo adiacente: bottoni, bracciali, fibule ed altri manufatti in metallo, a testimonianza di una civiltà che doveva essere molto avanzata. Altre sorprendenti prove ci riferiscono che veniva già praticata anche l’agricoltura, sebbene con metodologia diversa da quanto avviene oggi: un appezzamento di terra veniva usato per un paio d’anni e poi era abbandonato, per passare ad un nuovo appezzamento di terra. Tutto ciò ci fa dedurre, inoltre, che il clima sulle sponde del Baltico forse allora era meno rigido di oggi. 
La nostra visita a questo luogo è durata un’ora. Un particolare che rimarrà nei nostri ricordi è quello della custode ed unica persona del museo: un’altissima signora, all’apparenza ultrasettantenne, che all’inizio sembrava insofferente e scontrosa nei nostri confronti, ma alla fine quasi non ci lasciava andare via con le sue prolisse spiegazioni. Senza volerlo, ci sono venuti in soccorso dei turisti arrivati dopo di noi, scesi da un camper con targa tedesca, che erano in attesa di iniziare a loro volta il giro dentro al museo.

La linea del tempo. La necropoli risale al periodo colorato in giallo paglierino ("noorem").
Nella linea del tempo, il nome di Narva è molto più antico di quello di Roma.