domenica 18 dicembre 2011

L’istruzione in Estonia durante l’Unione Sovietica

Si stima che nel corso degli anni 1940 e 1950 gli Estoni abbiano perso circa un quinto della propria popolazione, tra i morti della Seconda Guerra Mondiale, coloro che fuggirono ad occidente durante il regime sovietico ed i deportati ed assassinati nel corso della repressione staliniana.
Queste perdite riguardarono soprattutto le classi colte che avevano iniziato ad affermarsi nel breve periodo della precedente indipendenza. Coloro che erano rimasti furono costretti ad adottare una sorta di strategia di sopravvivenza e si può supporre che l’esperienza della storia, ricavata nel corso dei secoli di occupazioni straniere, sia servita di una qualche utilità.
Per quanto strano possa sembrare, alcune cose in materia di istruzione effettivamente migliorarono, in special modo sull’accessibilità. I motivi principali furono le esigenze dell'industria, in particolare quella militare.
Nel 1949 fu istituito un percorso scolastico obbligatorio di 7 anni, che tra il 1958 ed il 1963 fu innalzato ad 8 anni. Secondo le statistiche, tutti le nuove generazioni del dopoguerra, quasi senza eccezione, poterono accedere all’istruzione di base ed acquisirla. La proporzione di coloro che poi continuavano il percorso educativo in scuole secondarie o professionali fu poi in costante aumento.
Questo processo divenne poi legge negli anni 1970, con l’istituzione del programma educativo secondario generale.
Di conseguenza, nei primi anni 1980, il 99% dei diciottenni aveva acquisito l’istruzione secondaria o professionale (l’una o l’altra o entrambe), con scuole diurne, serali e a distanza.
L’Estonia, come gli altri Paesi Baltici, riuscì a mantenere la sua lingua madre nell’istruzione superiore, anche se nuovi corsi in lingua russa furono progressivamente attivati ​​a tutte le facoltà universitarie, a causa dell’aumento della popolazione russa. Già nella metà degli anni 1950, il numero di studenti superò i diecimila. Tale traguardo, confrontato con il totale dei laureati nell’Università di Tartu (5.751) tra il 1919 e il 1939, mostrò un aumento considerevole ed innegabile.
L’istruzione gratuita e facilmente accessibile stava dando i suoi frutti. Anche se la politica educativa sovietica fu egualitaria, per non dire di compensazione e di livellamento, tuttavia i meccanismi selettivi restarono piuttosto meticolosi. I discendenti delle élites intellettuali del periodo di indipendenza, dei quali “i ​​documenti non sono riusciti a soddisfare le esigenze”, ebbero una possibilità limitata di acquisire l’istruzione superiore in epoca staliniana. Quelli che precedentemente erano stati di più basso rango sociale invece godevano della concessione di diversi privilegi.
Durante il cosiddetto “disgelo” di Krusciov, tra la fine degli anni 1950 ed i primi anni 1960, la pressione politica diretta cominciò a diminuire, ma i meccanismi interni di selezione iniziarono a funzionare più intensamente.
Negli anni 1960 l’istruzione secondaria fornì una la possibilità di salire la scala sociale, ma d’altra parte la sua mancanza determinò una forte riduzione di ulteriori tipi d’istruzione o di altre opportunità.
Se negli anni 1960 il 39% di coloro che erano in possesso di un diploma d'istruzione secondaria ebbe accesso all’istruzione universitaria, negli anni 1970 la percentuale salì al 43%. Dall’inizio degli anni 1980, quando la transizione verso l’istruzione secondaria fu pienamente raggiunta, un diploma certificante il completamento degli studi secondari non fu ormai più sufficiente per ottenere l’ingresso agli studi universitari.
L’ingresso agli istituti di istruzione superiore era dunque diventato setettivo come lo era stato nel passato. I giovani ora venivano selezionati in diverse categorie a seconda del tipo di istruzione secondaria ricevuta: quelli che potevano continuare presso la stessa scuola dopo aver ottenuto la loro istruzione di base si trovarono in una posizione avvantaggiata rispetto a coloro che sono stati costretti a cambiare scuole. Gli ulteriori studi dipendevano dal fatto che la scuola era in una città grande o in una piccola città di provincia.
Per quanto riguarda la possibilità di continuare a studiare ulteriormente, le scuole professionali costituirono un vero e proprio vicolo cieco. La classe sociale costituì un sempre più crescente elemento discriminante, se i giovani all’età di 15 anni optavano per la scuola secondaria o per quella professionale. Nelle scuole secondarie divennero predominanti i figli dei colletti bianchi quando i corsi di studi non portavano ad immediati sbocchi professionali. Nella scuola secondaria superiore non legata alla produzione industriale (liceo) quindi funzionò il meccanismo di generazione di specialisti, mentre la scuola professionale divenne frequentata da giovani appartenenti ai ranghi della classe operaia.
La più profonda divisione tra i giovani fu causata dal tipo di scuola secondaria superiore frequentata. Le scuole specializzate in una materia accademica (per esempio le lingue o le scienze) divennero letteralmente plasmate in funzione di coloro che avrebbero continuato nelle università e più del doppio dei frequentatori ebbero successo ad arrivare fino alla laurea. Va comunque ricordato che, nel complesso, i bambini frequentavano lo stesso istituto fin dall’inizio, completando successivamente la formazione di base e la scuola secondaria. Pertanto, per i giovani che avrebbero voluto avere maggiori possibilità al temine della scuola secondaria divenne anche determinante la scuola che era stata scelta dai loro genitori per intraprendere il percorso formativo.

2 commenti:

  1. Ho fatto vedere questa foto a mia moglie: stava cercando di comprendere in quale quartiere di Vilnius fosse stata scattata e all'inizio le è parso persino di riconoscere alcuni bambini. Questo la dice lunga sul potere di omologazione portato avanti in epoca sovietica.Un particolare: una volta mia moglie si è rifiutata di indossare il nastrino rosso; ne è quasi seguita una persecuzione, con ripetuti richiami e fortissime pressioni esercitate sui genitori.

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  2. @ lituopadania - La fotografia l'ho presa in un sito russo che parla dell'Unione Sovietica, ma non ho idea del luogo. Infatti non l'ho accompagnata con didascalie.
    Mia moglie, invece, sull'argomento non mi ha narrato episodi "sovversivi". Mi spiegava tuttavia che sebbene il nastrino rosso bisognava portarlo sempre, la "divisa" non era sempre la stessa e poteva cambiare (anche più volte) nel corso dell'anno scolastico.
    Sulla sua scuola primaria, inoltre, mi racconta che mentre le bambine russe venivano con capelli raccolti oppure con una coda da cavallo, le bambine estoni si distinguevano per le trecce oppure i capelli raccolti in due ciocche.
    Lei era la prima della classe nella gara di velocità a smontare e rimontare il kalashnikov ed infine - mi racconta - spesso si incontravano con altre classi dell'URSS, in particolare del Caucaso e dell'Asia centrale sovietica. Una volta ebbero un gemellaggio con una scuola emiliana e per dovere di ospitalità impararono a memoria alcune canzoni italiane.
    Riguardo alla nostra storia a due non dimenticherò mai che la prima frase che le sentii pronunciare abbastanza bene e correntemente in Italiano fu appunto "avanti pòppolo alla riscossa bandiera rossa bandiera rossa; avanti pòppolo alla riscossa bandiera rossa trionferà". Stavo morendo dal ridere!!!

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