Monday, 24 November 2014

La Collina del Piccolo Petalo

A poca distanza dal centro di Tallinn, nel distretto di Haabersti, ci si imbatte nel toponimo Väike-Õismäe, che significa la Collina del Piccolo Petalo
Contrariamente a quanto possa essere generato dall’immaginazione, non si tratta di un luogo bucolico o floreale, ma di uno dei luoghi più densamente popolati della capitale dell’Estonia, con ben 28.000 abitanti. Si tratta di un vero e proprio distretto, ideato, progettato e fatto costruire dall’architetto estone-sovietico Mart Port negli anni 1970. I palazzoni residenziali sono posti in maniera da sembrare, a volo d’uccello, un suggestivo disegno ovale. 
Un pettegolezzo – forse non privo di fondamento – che serpeggiava tra gli abitanti degli altri distretti di Tallinn, riferisce che gli abitanti di lingua russa quando alla sera tornano ubriachi a casa hanno sempre enormi difficoltà a ritrovare i rispettivi appartamenti, perché ogni punto di Väike-Õismäe sembra completamente uguale agli altri. Guardando le immagini seguenti si può intuire il perché.
La Collina del Piccolo Petalo. Sullo sfondo, il Mare Baltico ed il distretto di Tallinn-Nord.

Sunday, 23 November 2014

Tasse: Estonia N°28 ed Italia N°141 al mondo (su 189)

Si tratta di un rapporto scaturito dallo studio autorevole chiamato Paying Taxes 2015, che ha misurato la facilità nel pagamento delle tasse nelle 189 economie mondiali. 
L’Estonia è alla posizione N°28, con un miglioramento di 4 posizioni rispetto all’anno scorso. Gli Stati dove è più facile pagare le tasse sono gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, l’Arabia Saudita, Hong Kong e Singapore. Irlanda, Danimarca, Regno Unito, Lussemburgo e Paesi Bassi sono i cinque migliori in Europa. 
Per facilità nel pagamento delle tasse lo studio ha voluto considerare anche il numero delle tasse che si pagano, il metodo di pagamento ed il tasso di imposizione fiscale sui guadagni di una stessa compagnia che opera in differenti Paesi. La media generale mondiale parla di quasi 26 pagamenti e 264 ore per pagare le tasse, con una media annuale del 40,9% del tassazione totale. 
L’Estonia quindi è tra i migliori, con solo 7 pagamenti ed 81 ore per ogni compagnia,in ciascun anno. Va 5 volte meglio per esempio della Repubblica Ceca (dove ci vogliono 413 ore), ma c’è ancora margine per dei miglioramenti, se si considera che a San Marino bastano 52 ore o, in Norvegia, ci sono solo 5 pagamenti. Ma il successo dell’Estonia è parzialmente pregiudicato dall’alta percentuale di tassazione (49,3%, l’ottava più alta in Europa, composta dall’8,4% di tasse sui guadagni, 39% di tasse sul costo del lavoro e 1,9% di altre tasse). 
Le tassazioni totali più alte, in Europa, si trovano in Francia (66,6%) ed in Italia (65,4%); le più basse in Croazia (18,8%) ed in Lussemburgo (20,2%). L’Italia è tra i peggiori Paesi per quanto riguarda tutti i numeri statistici, sia in senso assoluto che in paragone con l’Estonia e con gli altri partners dell’Unione Europea. 
Di seguito alcune tabelle. Per vedere le intere statistiche, cliccare qui.

Thursday, 20 November 2014

Z, zeta come Zara

La Provincia di Zara fu una provincia italiana esistita in Dalmazia tra il 1923 e il 1944. La sua targa automobilistica era ZA. Tutta la costa dalmata era stata occupata militarmente dall'esercito italiano in seguito alla resa dell'Austria-Ungheria il 4 novembre 1918. Poiché le trattative svoltesi a Versailles si indirizzarono presto in una direzione ritenuta insoddisfacente dal governo di Roma, l'Italia chiese e ottenne di rinviare le decisioni definitive sul confine orientale ad un successivo dibattito bilaterale diretto con la Iugoslavia, che sfociò nel Trattato di Rapallo (1920). I due comuni di Zara e Lagosta vennero dunque annessi all'Italia tramite la Legge N°1778 del 19 dicembre 1920, ma si dovette attendere il Regio Decreto Legge N°53 del 18 gennaio 1923 per istituire la nuova provincia dalmata con capoluogo Zara. Essendo stata istituita in età fascista, la Provincia di Zara non ebbe mai un suo consiglio provinciale, né un presidente della provincia. 
1923-1941 
Fino al 1941 la Provincia di Zara comprendeva:
  • il Comune di Zara, capoluogo provinciale, nella terraferma; 
  • l'Isola di Cazza presso la costa dalmata, a 200 km da Zara; 
  • l'Isola di Lagosta presso la costa dalmata a 200 km da Zara; 
  • l'Isola di Pelagosa tra la Puglia e la Dalmazia a 250 km da Zara; 
  • l'Isola di Saseno davanti a Valona (Albania), a 525 km da Zara. 
La Provincia di Zara era la più piccola d'Italia (110,21 kmq) e quella con meno comuni avendone solo due: Zara e Lagosta, comprendente l'isola di Lagosta stessa, quella di Cazza con gli isolotti e scogli circostanti, Pelagosa e Saseno. All'ultimo censimento ufficiale italiano del 1936, Zara contava 22.844 abitanti, Lagosta 2.458 residenti. Nel corso degli anni 1930, grazie alla zona franca e all'arrivo di numerosi esuli italiani dalle altre località dalmate sottoposte al Regno di Iugoslavia, si registrò un cospicuo incremento demografico, Alla fine del 1940 il Comune di Zara superava i 25.000 abitanti mentre l'intera provincia ne contava circa 28.000. 
1941-1943 
Con la Seconda Guerra Mondiale e l'occupazione della Iugoslavia da parte dell'Asse, la Provincia di Zara cambiò confini durante il biennio 1941-1943, tanto che con l'ampliamento del suo territorio provinciale si ebbe una superficie di 3.179 kmq ed una popolazione di 211.900 abitanti. La provincia così ampliata comprendeva la città di Sebenico come la più popolata. 
1943-1991 
La Provincia di Zara fu gravemente colpita dalla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale il 90% degli edifici venne distrutto in 54 bombardamenti aerei, che provocarono almeno 2.000 morti. L'esodo da Zara, iniziato nell'ottobre 1943 all'epoca dei bombardamenti, fu pressoché totale all'inizio dell’occupazione delle truppe iugoslave iniziata a novembre 1944. Si stimano in diverse centinaia i sequestri e le deportazioni e in circa 200 i morti o scomparsi tra la popolazione italiana della provincia durante l'occupazione militare titina, convertita unilateralmente nell'annessione alla Repubblica Socialista Federativa di Iugoslavia ben prima della firma del trattato di pace, sebbene il riconoscimento del diritto internazionale giunse solo nel 1947. L'ultimo colpo alla presenza italiana avvenne nell'ottobre del 1953, quando nel pieno del conflitto diplomatico per Trieste le scuole italiane furono chiuse e gli allievi trasferiti, da un giorno all'altro, nelle scuole croate. Negli stessi frangenti vennero attaccati e distrutti o danneggiati alcuni plurisecolari Leoni di San Marco, ritenuti simbolo dell'oppressione veneziana ed italiana. Incorporata nella nuova Iugoslavia socialista, Zara perse ufficialmente il nome italiano e mantenne solo quello croato di Zadar, parimenti a quanto avvenuto per tutte le altre località dalmate.
1991-oggi
Nel 1991 la Repubblica di Croazia dichiarò la sua indipendenza dalla Iugoslavia: Zara fu nuovamente sotto assedio, questa volta da parte dei Serbi dell'armata popolare. Solo dopo un paio di anni la situazione si normalizzò. Dopo il 2000 si è avviato un processo di sviluppo socio-economico della città, che si manifesta anche in una qualche accettazione e rivalutazione della residua comunità italiana. L'Unione Italiana ha aperto a Zara una sua sede, dove un centinaio di Dalmati italiani sta richiedendo la creazione di scuole e corsi in lingua italiana.
L’alfabeto fonetico italiano 
Pur se sempre più soppiantato dall’alfabeto fonetico internazionale (A=Alpha, B=Bravo, C=Charlie, D=Delta, ecc.) nell’uso comune, anche nella nostra lingua esiste un analogo alfabeto fonetico, detto anche alfabeto telefonico, perché nato dall’esigenza di far fronte alla scarsa qualità della voce, tipica delle conversazioni via telefono. È usato poi per specificare la corretta scrittura di nomi propri dalla grafia complicata o ambigua. Impostato quasi totalmente su nomi di città, all’ultima lettera è Zeta come Zara.
Il Palazzo comunale, costruito nel periodo fascista, in una cartolina degli anni 1930.
Il Palazzo comunale, ancora utilizzato per lo stesso scopo dalle autorità croate.
Un Leone di San Marco veneziano miracolosamente sopravvissuto a tutto...
Che cosa resta oggi dei confini italiani di Zara