sabato 17 settembre 2016

Il divieto d’accesso cicciottello (väga lihav...)

I segnali stradali sono forse il simbolo massimo della globalizzazione e rappresentano uno dei pochissimi casi in cui gli esseri umani abbiano raggiunto un livello di comunicazione universale, che ha sconfitto qualsiasi distinzione linguistica, religiosa e culturale, riunendo sotto un unico vocabolario tutta l’Europa ed estesi settori del resto del mondo. 
Sotto l’aspetto linguistico e sociale, inoltre, i segnali stradali sono l’inaspettata rivincita dell’ideogramma sull’alfabeto. Una figura geometrica contenente un disegnino o un simbolo, insomma, ha raggiunto una capacità di trasmettere informazioni notevolmente superiore, per immediatezza ed efficacia, a qualsiasi frase o acronimo, con l’ulteriore vantaggio di annullare anche le differenze linguistiche. 
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di simboli intuitivi. Basti ricordare che quelli circolari con contorno rosso esprimono solitamente divieti, quelli triangolari con contorno rosso manifestano un pericolo e quelli circolari con fondo blu prescrivono un obbligo; per il resto è quasi sempre sufficiente osservare la scritta o l’immagine che si trova all’interno per capire la situazione preannunciata dai segnali stessi. Quel cerchio blu con la freccia bianca verso destra, piantato su un palo in prossimità di un incrocio, per esempio, sarà letto “vamos a la derecha” dal turista spagnolo o “’ndémo a destra” dal Vicentino che torna a casa; in ogni caso, comunque, riuscirà a trasmettere in modo preciso e perentorio il messaggio necessario a tutti gli utenti della strada che, se non lo volessero seguire o non capissero, causerebbero certamente un incidente. 
L’Estonia non si sottrae ai più diffusi regolamenti stradali europei, per quanto riguarda la segnaletica stradale verticale. I divieti, i pericoli e tutte le altre indicazioni si capiscono bene in ogni caso. Abbiamo notato, poi, che nelle città sono precisissime e sempre presenti le indicazioni di canalizzazione del traffico prima di un semaforo, mentre nelle strade extraurbane principali, dopo aver passato uno svincolo, c’è sempre l’indicazione di quanti chilometri mancano per le località successive più importanti (messe in ordine decrescente per lontananza), con scritte bianche su cartelli a fondo blu in cartelli che contengono anche il numero della strada nazionale che si sta percorrendo (numero bianco su fondo rosso) e l’eventuale numero dell’itinerario europeo (lettera E e numero, bianchi su fondo verde). 
Le condizioni generali della segnaletica estone sono davvero pregevoli: i segnali sono sempre ben piantati, non sono mai piegati, deturpati o scoloriti. Soprattutto non subiscono l’assalto delle pubblicità (che nelle strade extraurbane è assente), che da noi invece spesso raggiunge addirittura il livello di “illegalità istituzionale”, quando si consentono scritte o sponsorizzazioni all’interno delle rotatorie. 
Nei segnali di indicazione abbiamo notato un rispetto rigoroso della lingua nazionale: per oltre 200 km abbiamo letto continuamente “PETERBURI” (“San Pietroburgo”) lungo la strada statale N°1 che da Tallinn va verso est; altrove abbiamo incontrato le scritte “RIIA” per “Riga” e “PIHKVA” per “Pskov”. Poiché noi amiamo la precisione (ma non la pretendiamo dagli altri, in quanto sappiamo che i malati siamo noi), abbiamo tuttavia notato un’improprietà nella capitale e nei dintorni: i segnali che indicano ai veicoli il porto contengono la scritta “HELSINGI” (versione estone di “Helsinki”), ma riteniamo linguisticamente carenti quelli con “STOCKHOLM” per “Stoccolma”, perché secondo le regole fonetiche estoni la sequenza “ck” si dovrebbe leggere “tsk”. 
Una bella e simpatica peculiarità locale, notata anche in Lettonia, è quello che abbiamo soprannominato “il divieto d’accesso cicciottello”. Oltre al noto segnale di divieto d’accesso standard (cerchio rosso con una specie di grande “meno” bianco all’interno), infatti in Estonia esiste anche una variante allargata e ricurva, in modo che quando viene avvitato sul palo si possa vedere bene da chi si approssima di fronte, ma resti percepibile anche da chi viene dalle strade laterali. Un’idea veramente geniale!

Estratto della segnaletica, dal codice della strada estone.
1/3 - Il segnale cicciottello visto da fronte (foto fatta a Tartu).
2/3 - Il segnale cicciottello visto da destra (foto fatta a Tartu).
2/3 - Il segnale cicciottello visto da sinistra (foto fatta a Tartu).
"Strada statale 1 - Itinerario europeo 20 - San Pietroburgo 338 Km".
"Pskov (Russia) 69 Km. a sinistra e Riga (Lettonia) 215 Km. a destra".
Segnaletica a Rakvere.
Distanze via aria dalla Torre della televisione di Tallinn...
...e panorama verso "Roma"!

giovedì 15 settembre 2016

Le foreste sopravvivono grazie all’assenza di religioni soprannaturali

Come è noto, l’Estonia è un Paese dove le foreste rivestono un ruolo peculiare nel paesaggio e nella vita di tutti i suoi abitanti. Nelle foreste, quasi tutte di proprietà dello Stato, ci si imbatte sempre mentre si percorrono le strade che collegano una città all’altra; molti paesi, addirittura, in un certo senso possono essere descritti come incastonati all’interno delle foreste. Le strade che lambiscono le foreste sono prive di qualsiasi cartello pubblicitario e gli accessi verso le aree più selvagge contengono poche indicazioni, destinate soprattutto ai turisti perché gli Estoni le hanno assimilate già dalla tenera età. Il rispetto verso la natura e la tutela della vegetazione e degli animali si possono definire, senza esagerazione alcuna, come parti integranti del DNA di ogni Estone. 
Il motivo per il quale gli Estoni sono così devoti alle loro foreste scaturisce, secondo noi, dalla prevalente assenza di quelle religioni soprannaturali nate nel Mediterraneo orientale e che da più di due millenni, ormai, condizionano gran parte del mondo: Ebraismo, Cristianesimo ed Islamismo. Nonostante gli sforzi compiuti prima dai medievali Cavalieri dell’Ordine Teutonico e successivamente dalla Russia zarista ortodossa, la popolazione locale del Baltico orientale ha preferito continuare ad indirizzare la propria vita terrena in equilibrio e come parte della natura, invece diffidando di qualsiasi fantasticazione su quello che bisognerebbe fare per prepararsi all’eventuale aldilà. 
Fino a poco più di 150 anni fa, mentre l’uomo ispirato dalle religioni soprannaturali inaugurava l’inizio dell’assalto alla natura perché convinto di essere la mano di Dio sulla Terra, gli Estoni ancora chiamavano se stessi “maarahvas”, ovvero “il popolo della campagna”. La specialità è proprio questa. Se l’uomo ispirato dalla religione soprannaturale arriva a permettersi di usare crescente violenza sulla natura, quello libero da condizionamenti di predicatori vari è più attento al tempo ed alle stagioni, osservatore delle abitudini degli animali ed alla vita delle piante, perché questo è tutto ciò che vede e perché intuisce che l’equilibrio è il fondamento per una buona vita, non la prevalenza di qualcosa su qualcos’altro. L’uomo libero da condizionamenti, dunque, comprende di essere parte di un più ampio contenitore ed impara a fare la sua parte senza disturbare il resto del creato, piuttosto di compiere azioni che conducono alla distruzione di paesaggi, alla crescita dell’inquinamento ed alla premorienza di altri suoi colleghi esseri umani, attraverso aggressioni finalizzate all’accrescimento del proprio Ego rispetto all’Ego di un altro. 
Gli amici di Pille, Kati ed Ivar, possono essere definiti dagli amanti delle catalogazioni religiose come "pagani politeisti" o degli “adoratori della natura”, anche se loro rifiutano qualsiasi etichetta in quanto restrittiva. Nella pratica essi non sono vegetariani (perché per l’uomo sarebbe un atteggiamento innaturale) bensì onnivori, evitano gli sprechi (perché non portano vantaggi a nessuno), evitano gli eccessi (perché quando uno ha più di quello che gli spetta significa che sta togliendo qualcosa ad altri) e soprattutto sono delle persone estremamente tolleranti, tanto nella filosofia quanto nel comportamento, perché chiunque deve essere libero di fare ciò che vuole. Nella vita quotidiana sono persone normalissime e simili a tutte le altre, con la differenza che nell'esprimere qualsiasi opinione essi sottolineano che si tratta appunto di un'opinione e non di un giudizio. Nel caso di approfondite conversazioni su questo tema con interlocutori che la pensano contrariamente da loro, il loro atteggiamento prevalente non è di quelli che vogliono convincerti che loro hanno ragione e tu no, bensì di quelli che ascoltano per apprendere. Nel caso l’interlocutore insista su considerazioni che loro ritengono insensate, al massimo loro possono arrivare a demolire le teorie altrui con un composto sarcasmo, ma senza alzare mai il tono della voce, né tantomeno inveendo. 
I due pranzi a casa di Kati ed Ivar, seguiti da escursioni nella foresta ed al mare ed accompagnati da innumerevoli conversazioni sui temi più svariati, nell’agosto 2016 hanno assunto un profondo significato integrativo al nostro viaggio in Estonia, che così non è rimasto circoscritto alle esperienze visive. Tra l’altro, Kati in Estonia è un personaggio pubblico; pertanto la loro semplicità e la loro spontaneità erano qualità con un valore aggiunto, perché risultanti soprattutto da scelte e non solo dalle essenze delle persone.

Frutti della foresta. Ognuno è libero di servirsi a proprio piacimento e perfino di raccoglierli e portarli via. Ma quelli che non servono è meglio lasciarli lì, per gli altri o per gli animali.
In questo punto della foresta, nella penisola di Viimsi, abbiamo visto i funghi mangerecci arrivare a crescere fino a soli 20 metri in linea d'aria dal mare. Per i funghi vale lo stesso principio che per i frutti della foresta.
Oskar e Birgit nella foresta a ridosso della Palude Viru.
All'interno della foresta. Per ogni albero che eventualmente si taglia, in Estonia, almeno 2 devono essere stati già piantati da qualche altra parte.
Fermata dell'autobus lungo la strada che collega Valga con Tartu (direzione Valga). Si sono usati i materiali della foresta, che nessuno sporca e dove nessuno attacca adesivi, fa scarabocchi o attacca pezzi di carta.
Foresta e fermata dell'autobus, in fondo a destra, lungo la strada che collega Valga con Tartu (direzione Tartu).
Pille ci fa capire che i mirtilli selvatici, a differenza di quelli industriali che si trovano nei supermercati italiani, sono molto più saporiti e lasciano la lingua di colore viola per diverse ore, dopo averli mangiati.
Giardino di Kati e Ivar, dall'interno verso il cancelletto esterno dell'entrata: alberi di mele e di prugne, cespugli di frutti di bosco nel perimetro ed al centro un orto circondato da fiori. Nessun animale domestico, perché, a meno che non si sia allevatori specializzati, secondo loro "gli animali devono rimanere liberi".
Giardino di Kati e Ivar. L'abitazione, non grande ma molto accogliente, è fatta su misura per le loro esigenze e non contiene alcunché di superfluo. Una buona parte della dispensa alimentare è fatta da prodotti elaborati e conservati in casa, nello stretto numero di confezioni che bastano per loro: marmellate, verdure, legumi e funghi in barattolo, confetture ed altre cose del genere.
Ospitati a pranzo da Kati e Ivar (a sinistra). Di fronte, Oskar e Birgit.
Molte abitazioni sono incastonate nella foresta come in questa immagine, che prendiamo come esempio. La fotografia è stata fatta dalla torre della televisione di Tallinn.