giovedì 23 giugno 2011

L’Alaska russa (1799-1867)

“Arrivano i Russi!” Nel bel mezzo degli anni sessanta del ventesimo secolo, un film, che passava nelle sale americane, portava questo titolo ed evocava l’arrivo fatidico di un sommergibile russo in una piccola insenatura della costa degli Stati Uniti. La pellicola, benché sia stata prima di tutto una commedia, rivelava che nel subcosciente di molti americani, c'era, all'epoca, il timore di un attacco sovietico.
Se il produttore di questa commedia avesse avuto ulteriore cultura storica, avrebbe dovuto titolare: "I Russi ritornano!" . Un buono numero di nostri contemporanei si stupisce quando leggono che i Russi, nel diciannovesimo secolo, hanno disposto per molto tempo di una base sulla costa californiana, alla quale hanno dato un nome che ricorda chiaramente la loro presenza a circa 80 km a nord di San Francisco, sull'estuario di Russian River, un fiume che si getta nel Pacifico. Il nome di questo fortino è Fort Ross (Форт-Росс), diminutivo ulteriore di Fort Rossija, ossia “Forte Russia". Oggi, questa piccola piazzaforte è una località tenuta magnificamente dallo Stato della California. La casa del comandante del posto, con i suoi due piani, è composta da 6 vani e da una cucina conservati nel loro stato originale. Una palizzata fatta di tronchi alti quattro metri proteggeva gli abitanti dai loro nemici poiché, nel 1812, quando si decise di costruire il posto per rifornire i coloni russi dell'Alaska, gli indigeni amerindi non apprezzarono affatto l'arrivo di questi stranieri. Molti combattimenti hanno avuto luogo tra i cacciatori di pelli siberiani e gli amerindi del luogo, guerrieri quasi nudi e rapidi nella corsa.
I Russi erano svantaggiati, a causa del calore, così come i loro assistenti, originari delle Isole Aleutine. Nella metropoli dell'impero degli Zar, Pietro il Grande si chiedeva se fosse possibile navigare verso Est fiancheggiando la costa artica della Siberia quindi di mettere capo verso sud facendo rotta verso la Cina ed il Giappone ed anche se esistesse mai un ponte terrestre tra l'Asia e l'America. Per essere illuminato, lo Zar invia l'esploratore danese Vitus Bering e gli affida la missione di verificare sul posto. Nel gennaio 1725, due giorni prima della morte di questo grande imperatore russo, la spedizione vacilla: conta appena venticinque slitte. Dinanzi ad essa: l’immensità territoriale della Siberia e, al termine di questa, la penisola del Kamčatka. Il cammino sembra interminabile ma la fortuna è clemente e generosa con la spedizione russo-danese. Alla fine della sua spedizione, Bering arriva alla punta orientale estrema del continente asiatico, al capo che chiamerà successivamente Capo Dejnev, arrivando allo stretto che porta oggi il suo nome e che è ampio soltanto 85 km. Gli indigeni parlano di un grande paese oltre a questa piccola distesa marina, a Est.
Dopo le spedizioni di Bering, i Russi partono a tentoni nella missione seguendo la catena delle Isole Aleutine e arrivando finalmente in Alaska. Nelle isole, trovano lontre di mare, molto apprezzate per la loro pelliccia. Anche i commercianti si interessano ormai a queste spedizioni. Il 3 agosto 1784, un certo Grigorij Ivanovič Čelikov (Григорий Иванович Челиков) fonda il primo vero insediamento russo dell’Alaska, il piccolo villaggio di Svjatoj Tri (Святой Три=Tre Santi). Di fronte agli amerindi di etnia Tlinkit, aggressivi e molto pugnaci, i Russi finiscono per imporsi avanzando con cinque cannoni. Fu un massacro che lasciò cinquecento morti sul terreno ma la resistenza degli indigeni cessò. Essendo il commercio delle pelli molto lucrativo, i coloni arrivano più numerosi: una mezza dozzina di villaggi russi si unirono formando l’Alaska. Nel 1799, lo Stato russo diventa partner della colonizzazione ed impone una società monopolistica che commercializzerà le pelli preziose. Si chiama "Compagnia Russo-americana" ed alcuni membri della famiglia imperiale ne sono azionisti. Il centro della colonia è allora Novo-Arkhangelsk (Новоархангельск).
La presenza dello Zar preoccupava un'altra potenza mondiale dell'epoca: infatti, la Spagna rivendicava tutta la costa occidentale delle Americhe. Un libro intitolato "Moscoviti in California" aveva allarmato gli Spagnoli, che decisero di dotare la California di basi, che chiamarono "presidios" e di cui il più avanzato verso il Nord si situava tra Los Angeles e San Francisco. A questa presenza militare si aggiungevano le missioni dei Francescani, successori dei Gesuiti che erano stati espulsi dalla Spagna. Ma i timori spagnoli risultano senza motivo poiché i Russi rivendicavano soltanto le regioni fino al 55esimo grado di latitudine, cioè una regione che si trova a circa 2000 km a nord di San Diego. Una sola volta soltanto, nel 1774, uno nobile spagnolo, Juan Perez, a bordo del veliero Sant’Antonio, si arrischiò fino in queste zone inospitali. La nebbia permanente e le piogge interminabili hanno stizzito questi europei del Sud, che sono ripartiti senza l'intenzione di ritornarci.
I Britannici, più abituati ai climi ingrati, si mostrano molto più intraprendenti. Osservavano con bramosia questo commercio delle pelli in piena espansione. Decidono di lanciare una spedizione sotto gli ordini di James Cook in direzione dell'Alaska. Cook passò lo Stretto di Bering e fece mezzo giro soltanto, una volta arrivato vicino alla banchisa. Sul cammino del ritorno, ebbe contatti amichevoli con i Russi, ma senza perdere il nord, i marinai inglesi attraccarono, in nome del loro re, sull'isola di Vancouver, vicino alla città di Seattle. Madrid tentò di difendersi contro quest'annessione britannica sulla costa del Pacifico, ma non vi riuscì.
A partire dal 1794, l'America russa ha dunque nuovo un vicino, temibile, sui suoi confini meridionali. Ad Est dell'Alaska si trova Rupertsland, sfruttata dalla Compagnia della Baia di Hudson fondata nel 1670 che usufruisce dei pieni diritti di sovranità. Gli Inglesi non si fanno scrupoli e fomentano gli amerindi locali contro i Russi. Ma questi tengono duro e riescono a conservare le loro colonie, lanciandosi in un commercio intenso con il regno delle Isole Hawaii grazie alle iniziative di governatori eccellenti. Uno di questi governatori veniva da una vecchia famiglia tedesca di Dorpat (oggi Tartu): il Barone Ferdinand Friedrich Georg Ludwig von Wrangel (in Russo Фердинанд Петрович Врангель=Ferdinand Petrovič Vrangel’), che dirigerà l'Alaska per cinque anni a partire dal 1830. Dopo ciò, diventerà ministro della marina dello Zar. Fino alla fine della monarchia russa, questa famiglia tedesca dei paesi baltici conserverà i suoi legami con la dinastia che regnava a Pietroburgo: infatti, nel novembre 1920, alla fine della guerra civile russa, quello che resta dell'esercito bianco, battuto, lascia la Crimea a bordo di navi francesi che ormeggiavano a Sebastopoli. L'ultimo comandante in capo di queste forze zariste fu il generale Pyotr Nikolaevič Vrangel’ (Пётр Николаевич Врангель).
All'inizio dell'anno 1864, il principe Dmitrij Petrovič Maksutov (Дмитрий Петрович Максутов), discendente di una famiglia tartara, diventa il nuovo governatore della colonia russa dell'Alaska. Questo nobile, che viene dal convolamento a giuste nozze, non immagina che il suo futuro sarà scuro. Non soltanto sarà l'ultimo governatore dell'America russa, ma, venticinque anni più tardi, morirà solo ed abbandonato, completamente rovinato. Tuttavia, all'inizio della sua carriera di governatore, Maksutov poteva essere soddisfatto della situazione che regnava nell’America russa. Certo, il posto di approvvigionamento di Fort Ross in California doveva essere ceduto nel 1841, per 30.000 Dollari americani; l'acquirente era una personalità privata e strampalata. Il commercio delle pelli andava lentamente a rotoli. Le epidemie si erano succedute ed avevano imposto il loro lotto lugubre di vittime, ma, nonostante queste delusioni, il numero di abitanti di Novo-Arkhangelsk è aumentato fino a raggiungere i 2.000 abitanti. La Compagnia della Baia di Hudson forniva loro prodotti alimentari. Ma c'è una cosa che il principe Maksutov ignorava: lo Zar Alessandro era sotto l'influenza di suo fratello, Constantino, che odiava la compagnia russo-americana. Questa società monopolistica, reclamava il fratello dello Zar, serviva soltanto ad arricchire in modo smisurato i suoi azionisti, mentre il Ministero delle Finanze doveva sostenerla con fondi considerevoli.
Il 16 dicembre 1866, la decisione arriva dopo un'udienza presso lo Zar. In presenza dei Ministri degli Esteri e delle Finanze, del Principe Constantino e dell'ambasciatore russo a Washington Eduard von Stöckl, l’autocrate di tutta la Russia accetta che la colonia sia venduta agli Stati Uniti. L'ambasciatore dovrà, per stipulare questo contratto, richiedere agli Statunitensi la somma di cinque milioni di Dollari (equivalenti a circa 70 milioni d'euro attuali). Eduard von Stöckl si recò immediatamente a Washington, distribuendo bustarelle, giocando una sorta di partita poker, senza patemi d’animo, e riuscendo ad ottenere 7,2 milioni di Dollari per il tesoro russo. Alla fine del mese di marzo del 1867 il trattato di cessione dell'Alaska è firmato. All’ultimo governatore russo dell’Alaska, il principe Maksutov, il triste dovere di annunciare la notizia alla popolazione di Novo-Arkhangelsk, raccolta sulla pubblica piazza. Questi Russi d’America non potevano crederci, erano atterriti. Si raccolsero immediatamente nella chiesa ortodossa per baciare le icone ed invocare i santi. Invano. Quando la colonia fu ufficialmente ceduta alle nuove autorità americane, non un Russo sarà presente alla cerimonia. Sul posto ci sono solo commercianti di pelli americani che sperano in profitti copiosi.
Il 6 ottobre 1867, alle 15:30, la bandiera stellata sventola su Novo-Arkhangelsk, che gli Americani ribattezzano immediatamente in Sitka, sull'isola Baranov. I nuovi padroni dei luoghi portano un'innovazione supplementare: il calendario gregoriano, ciò implica che questo 6 ottobre diventa il 18. I sudditi dello Zar divengono stranieri indesiderabili che dovevano dare la casa ai soldati americani. Indignati, fanno i bagagli e lasciano l'Alaska per la Russia.
(Tradotto e adattato da un articolo di Erich Körner-Lakatos, 2007 - http://www.voxnr.com/cc/d_pays_est/EEAFFVAAZZwsmerCOO.shtml )




Sitka (ex Novo-Arkhangelsk) oggi su Google maps

4 commenti:

  1. Stupid stupid stupid, they should never have sold it. Although, at the time the Americans thought they should never have bought it and called the transaction 'Seward's Folly' (Seward being the US Secretary of State who negotiated the Alaska Purchase).

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  2. Bellissimo articolo, grazie per averlo riportato!

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  3. Bellissimo sì! Conosco la zona del Russian River, ma non mi sono mai fermata a Fort Ross. Provvederò, grazie!

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